sabato 10 marzo 2018

Vie Di Fiume





La pioggia lacrimava umidità e solitudine nell'ansa del fiume, monotono, ossessivo.
L'uomo era lì, in silenzio, a guardare l'acqua che scorreva, limacciosa, nemica ai suoi dubbi perdenti, alle speranze morte , ciotoli sgretolanti che si perdevano , via, alla deriva, essere vagabondo in balia della corrente.
Non si poteva arginarla , ricostruila ,l'argine dei suoi pensieri da trattenere l'onda di piena , il diluvio saliva e saliva fino a tracimare la ripa delle sponde, trascinava alberi, volontà e vita, lo sapeva bene ed era quasi contento,un passo soltanto e si poteva cadere giù, senza affanno e senza pena , il dono dell'oblio, finalmente in quiete.
Così pensava, guardando i vortici impetuosi nel fiume sofferente, ma vide dall'altra parte del fiume un' ombra sottile , piegata quasi dalle raffiche d' un vento ostile, andare diritta tra fango e melma , arrestarsi davanti alla marea nera che le sorrideva beffarda.
Era una giovane donna, capelli biondi bagnati di pioggia e lacrime, piccoli piedi fradici, dilavato il corpo, l'anima sua stanca da millenni, stava lì, indifferente a tutto, sola tra le pietre sconnesse, quasi dondolava in bilico nell' ira di Dio che scura montava.
Era amaramente affascinata dal Nulla, dall'acqua che la tentava, pregava, quasi ordinava di entrare nel fiume e lasciarsi andare, giù, in fondo, abbraccio amniotico di morte, di resa inerme alla propria esistenza, sonno senza liberazione , senza uscita.
Oscillò un poco , poi entrò quasi danzando nella corrente , il dio del fiume l'avrebbe invitata ad una giga folle , un ricordo, un respiro e via, lasciandosi cullare dalle onde vorticose.
L'uomo aveva visto tutto, frame accellerato del cuore suo doloroso, sentiva il boato dei flutti , poteva non vedere la donna che si lasciava morire ma era concentrato dai suoi problemi, un amore tormentato, chissà , voleva farla finita, e così sia. Ma vedeva il volto di lei, bello e perso.
L'uomo si guardò intorno, erano fuggiti tutti cercando riparo nell' alto dell'argine, era solo, la tempesta era fuori e dentro di lui, incespicando entrò giù,sempre più giù, dalle ginocchia al suo cuore suicida, ma guardò di nuovo la donna del fiume.
Erano simili, pensò, tutti e due alla deriva tra i flutti tumultuosi. Capì , alla fine e decise, scelse la sua via, la via del fiume.
Sì, ma...quale?


La Prima Via

La morte è brutta, è fredda , è sola, pensò l'uomo, come i b-movies d'infima qualità, quando l'eroe andava pago nel blu, perdonato, nella gloria di un dio buono, che tutto sa e comprende, è una cazzata, lui sentiva i polmoni esplodere, d'istinto cercava di restare a galla ma i rami gonfi di umor putrido lo impelagavano sempre più.
Al diavolo morire d'amore, voleva vivere, bene o male ma vivere, almeno ricominciare, adesso che il respiro mancava. Incominciò ad annaspare, cercava un appiglio, un ramo lercio ma che tenesse, che lo traghettasse indietro, Caron dimonio al contrario, dagli occhi che sputavano fango ,che lo salvasse dalla liquida fine all'eurora. .
Sentiva meno nervosa l'acqua, più vicina la riva ma guardò la donna della corrente, il suo viso ormai privo di sensi, andare nel gorgo.
'Resisti, non mollare!' L'afferrò , pesava niente, l'affossava l'acqua e lo schifo di vivere, la tirò su, fuori dal fragore e dentro la realtà di tutti i giorni, ospite suo malgrado in questo mondo, ma una possibilità in più per restare a galla, per riannodare le fila del suo universo.
Li trovarono sul bordo del fiume, lui accarezzava il suo collo graffiato, pulsante, e comprese che tutto, Tutto aveva un senso, e la sua vita era una scommessa.
Tutta da vivere.

La Seconda Via

La pioggia continuava, e lui moriva. Moriva perchè pesava troppo ritornare indietro, sciacquarsi macchie livide e ferite della vita , per cosa, per chi, nessuno piangerà per lui.
E sia, lucido entrerà nell'azzurro, arrivera' al mare e le onde corallo si mescolera' con il nero suo dolore dimenticato, ormai.
Non era stata una passeggiata andare avanti con caparbietà, amico fragile in mezzo ai lupi affamati, e vedere gli occhi diamantini di una donna ridere di lui era stata la botta finale, 'Passo', e giù nella corrente, pazzo e cosciente.
Ma la vita è bastarda, se lui chiudeva gli occhi e apriva la bocca inghiottendo petrolio amaro, le gambe ribelli dicevano no, guizzavano fuori al filo del fiume , neanche la morte lo voleva, schifo umano tra l' umanità schifosa.
Ci voleva qualcosa, un sasso pensante e pesante, che lo avviluppasse per sempre nell'acqua e nei pensieri, che l'affondasse di schianto,ma non vedeva niente, soltanto una giovane donna in balia dei gorghi bluastri, fantoccio trasparente violentato dalle acque.
E la prese, un abbraccio d'amore equivoco, mani come artigli nell'acqua mefitica, fradicio amplesso di una morte non voluta, per lei, per lui posseduta, sciupata,usata, un unico fato, amanti perdenti.
E nulla si seppe di loro.

Erano vie di fiume, improbabili ma possibili uscite di salvezza per loro, sangue per sangue, morte per morte, non lo sappiamo.
Noi abbracciamo una umanità dolente, consolata, forse salvata di dolore e salvazione, nell'acqua finalmente tranquilla, che sa e tace.

Perchè l'acqua non ha memoria.

©Foto&Testo Mara L.